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Gli allenamenti proposti
in questo sito possono provocare danni anche gravi all'organismo, in particolare all'apparato muscolo scheletrico e in taluni soggetti anche a quello cardiocircolatorio. ![]() |
Home » Jollypower, sistemi di allenamento per l'arrampicata
Jollypower, sistemi di allenamento per l'arrampicataQuesto metodo nasce da un atto di presunzione: considerare
la scalata non solo come uno sport, ma una
disciplina o addirittura un’arte, che comprende al suo
interno anche una branca che può essere considerata
tipicamente sportiva, come le gare su struttura artificiale.
Con ciò non voglio proclamare la superiorità della nostra
disciplina rispetto, ad esempio, al canottaggio; voglio
solo dire che essa è più simile, dal punto di vista
della complessità culturale, mentale ed emozionale, ad
attività come la danza o le arti marziali.
Fino a ora tutti i lavori riguardanti la scalata sono stati
esclusivamente accademici, riducendosi all’aspetto
sportivo, con i soliti discorsi su ATP, sovracompensazione,
sistema anaerobico-lattacido, eccetera, oppure
eccessivamente “filosofici” ma senza validi appoggi
scientifici. Quello che serve è la somma di tutte e due le
cose: la scienza dello sport e la fisiologia devono essere
studiate e conosciute profondamente dal maestro, ma
non sono sufficienti, e le metodologie classiche della
teoria dell’allenamento potranno essere applicate alla
scalata solo dopo opportune trasfigurazioni: il maestro
dovrà essere allenatore, ma anche “guru”.
Se io abbia adempiuto o meno a questo compito e in
che misura, non sta a me dirlo. Sicuramente ho ottenuto
molti successi come allenatore: in campo femminile,
la totalità dei soggetti da me seguiti ha ottenuto
considerevoli risultati e la maggioranza delle allieve del
gruppo “alto livello” ha raggiunto o superato la mitica
soglia dell’8a o del 7b boulder. In campo maschile, il
dato più rilevante riguarda il trend di crescita delle persone
che partivano da zero: quasi tutti i principianti (o
almeno quelli che sono stati assidui) hanno superato la
soglia del 7a già dopo due o tre anni. Il 7a, tra le persone
che hanno seguito il mio metodo, è diventato un
grado aperto a tutti, senza limitazioni di età, e non più
riservato, come un tempo, a chi aveva talento.
E questo non perché io sia più bravo di altri, ma perché
in venti anni di insegnamento (indoor, outdoor e on-line)
ho avuto sotto le mani centinaia di cavie umane su cui
sperimentare e molto più tempo (rispetto ad altri che
facevano dei lavori più “tradizionali”), per studiare.
Gli insuccessi maggiori li ho avuti invece con chi ha
utilizzato solo la parte fisica del mio metodo, privilegiando
l’allenamento “a secco” rispetto alla falesia,
senza essere seguito “sul campo” e facendo diventare
il bouldering indoor e il pan Güllich un fine piuttosto che
un mezzo.
Le tabelle di allenamento che propongo attraverso gli abbonamenti al sito e sul libro
sono state selezionate in questo modo: somministravo
un certo tipo di allenamento a un gruppo di persone,
dopo il periodo di scarico a breve termine annotavo gli
effetti e le risposte a quel tipo di allenamento (percentuale
di aumento o diminuzione di alcuni parametri della
forza a secco, sensazioni positive o negative sul gesto
in falesia, aumento o diminuzione del grado di difficoltà
conseguito e altro); dopo una analisi di questi dati archiviavo
le tabelle che avevano dato riscontri positivi
alla maggioranza del gruppo in un apposito archivio di
“schede con risposte positive”, e le altre in una cartella
chiamata “schede con risposte negative”. Effettuavo
poi altri passaggi di questo tipo, con altri gruppi, per
filtrare ulteriormente le schede con risposte positive. Le
tabelle che propongo in questo libro sono il risultato di
vari “filtraggi“ effettuati con tale procedimento.
L’essenza del mio metodo si riassume in questa scaletta
di fattori, tutti necessari, ma da soli non sufficienti a
favorire la prestazione ottimale: |
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