Gli allenamenti proposti in questo sito possono provocare danni anche gravi all'organismo, in particolare all'apparato muscolo scheletrico e in taluni soggetti anche a quello cardiocircolatorio.
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Lanci
I lanci, detti anche impropriamente “movimenti dinamici” (ma come fa un movimento
a non essere dinamico?), sono tutti quei movimenti (sia su pannello, che su
muro, che su parete) eseguiti ad alta velocità.
Dal punto di vista tecnico sono importanti perché richiedono ed allenano capacità
coordinative. Dal punto di vista fisico sono fondamentali perché allenano in maniera molto
efficace la forza. Sia l’impulso che devo imprimere per eseguire il lancio che
il contraccolpo che devo attutire al termine sono stimoli altamente qualificati
anche se potenzialmente pericolosi. Quindi
farò i lanci in allenamento non perché quando arrampico lancio spesso, ma perché
mi fanno aumentare la forza. E’ importante terminare il lancio prendendo
l’appiglio sempre con il braccio (o le
braccia, nel caso dei lanci a due mani) un poco piegato ed attutire il
contraccolpo senza andare a fine corsa con l’articolazione del gomito,
sia perché in questo modo fermerei la inevitabile discesa del corpo in maniera meccanica e
non con la contrazione eccentrica (e quindi lo
stimolo non sarebbe allenante),
sia perché la fermerei con l’articolazione della spalla (pericolo di
lussazione). Se per la arrampicata di falesia "classica" o
di montagna il lancio costituisce soltanto un movimento abbastanza raro ed
eccezionale (non per questo da trascurare in quanto costituisce comunque un
ottimo allenamento per la forza e la coordinazione) nel bouldering è un vero e
proprio fondamentale. I lanci si possono suddividere in due grandi
categorie:
1) I movimenti per i quali il lancio
serve per arrivare ad un appiglio altrimenti irraggiungibile perché troppo
lontano. Importante in questo tipo di lanci è la velocità di esecuzione, la
spinta sinergica di gambe e braccia e soprattutto l'azione coordinata delle due
gambe: nella fase di caricamento si flettono, mentre le braccia si distendono
per poi distendersi mentre le braccia si flettono. Nella distensione l'azione
delle due gambe è diversa: quella posta più in basso infatti ha anche la
funzione di traslare il baricentro su quella posta più in alto e la sua spinta
si esaurisce in genere prima dell'altra che invece continua a distendersi quando
tutto il peso del corpo è ormai posto in linea con l'appoggio più alto (vedere
animazione di lancio tipo 1). Questa categoria di lanci si può suddividere in
altre sottocategorie:
Lancio tipo 1
Quando i punti di forza (appoggio per il piede più alto e appiglio per la mano opposta)
rimangono fissi e non si perdono quando si raggiunge la presa.
Lancio tipo 2
Quando per poter arrivare alla presa
lontana, alla fine della distensione la gamba che spinge perde l'appoggio,
poiché la distanza tra esso e la presa da raggiungere è superiore alla ampiezza
del soggetto.
Lancio tipo 3
Quando per poter arrivare alla presa bisogna staccare sia le gambe dalla presa che la mano
dall'appiglio che teneva in basso in quanto la distanza tra la presa di partenza
e la presa di arrivo per le mani supere la lunghezza delle braccia e anche
l'appoggio per il piede è posto troppo in basso. Bisognerà compiere dunque una
certa distanza "in volo" con tutti e quattro gli arti staccati dalla parete .
Spesso in questo tipo di lanci è conveniente arrivare con le due mani assieme
sulla presa.
2) I movimenti per i quali il lancio è
indispensabile non perché non arrivo alla presa quanto perché la presa di
partenza è troppo piccola e non la riesco a tenere (vedere animazione lancio tipo 4)
Lancio tipo 4
Quando dovrò dunque sfruttare la velocità di
esecuzione e il "punto morto": non tengo la presa e il corpo si stacca dalla
parete cominciando la caduta ma l'altra mano prima che il corpo si sia troppo
staccato raggiunge al volo un altro appiglio.
REGOLA PER I LANCI IN DISCESA
Quando si ricade su una lista, sia con una che con due mani, per “rimbalzare”
o per scendere ancora, bisogna
attutire tutta la caduta a braccia un poco piegate, cioè l’articolazione del
gomito non deve mai andare a fine corsa fermando la discesa con la spalla a
braccio teso. La caduta a braccia tese sarebbe
meno allenante, (perché fermo in maniera meccanica e non con la contrazione
eccentrica) e più pericolosa. Se si ha la sensazione di non
riuscire comunque ad attutire la caduta con le braccia conviene alla fine
lasciare la presa.
REGOLA PER I LANCI A SALIRE
Per gli stessi motivi della bisogna arrivare sulla lista un poco “abbondanti”
e attutire il contraccolpo con le braccia un poco piegate.
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