Penso dunque cado
Perché le questioni di testa in arrampicata sono
così importanti e addirittura, nella maggior parte dei casi, fanno la differenza
tra chi fa le vie e chi no, chi si tiene solo in palestra e chi si tiene fuori,
chi fa l’8a lavorato e il 7a a vista e chi fa l’8a lavorato e il 7c a vista, tra
chi quando arrampica sembra Pinocchio e chi invece sembra scorrere verso l’alto
sfiorando la roccia?
Perché è uno sport complesso. Non ciclico con un
unico movimento che si ripete come il remo, la corsa, la bici ecc., ma con
variabili praticamente infinite.
Quando faccio un bilanciamento basta che
la gamba libera sia spostata poco più su o poco
più giù o poco più a destra per farmi cambiare l’assetto, a favore o a sfavore.
E come per tutte le attività in cui entrano in gioco tantissime variabili,
l’unico tipo di conoscenza possibile, potente e veloce più di qualunque
computer, è l’intuizione. Cioè sentire immediatamente con il corpo qual è la
posizione giusta, cosa che mai avrei potuto calcolare, ricordare ed eseguire in
maniera razionale.
In poche parole andare in automatico, ma
intendiamoci non d’istinto! Perché infatti è un automatismo che scaturisce da
una precedente assimilazione e pedante ripetizione di movimenti corretti (che
istintivi non sono) fino a metabolizzarli.
Quindi non farsi ostacolare, a livello razionale
dagli schemi della tecnica. Penso, dunque cado. E questo l’abbiamo detto più
volte. Ma allora perché la “testa” fa la differenza? Proprio per questo, perché
tutto ciò che deve andare in “automatico” si fa facilmente inibire dall’ansia
non solo, ovviamente, intesa come paura. Se è da poco che scrivete veloce al computer avete
mai provato a scrivere con qualcuno che vi guarda? Scriverete male perché non
state più in automatico. Ricordate sempre il pin del telefono o del bancomat, ma se lo
dovete dire a qualcuno non le lo ricordate. Non state più in automatico.
Siete sempre molto fluidi nel
parlare, conoscete per la prima volta una bella ragazza e sembrate degli
imbecilli. Ci andate a letto e non avete l’erezione.
Tutto ciò che va in “automatico” è facilmente
aggredibile dall’ansia. L’arrampicata dunque lo è. Quindi, anche per questo, più
che in altri sport, la “testa” fa la differenza. In tutti gli sport fa la differenza, ma più
variabili ci sono in gioco e più c’è bisogno dell’intuizione immediata, e
siccome l’ansia inibisce questa nostra facoltà, più uno sport è complesso più è
influenzabile dall’ansia.
A tutto questo si aggiunge che per tutti, chi più
chi meno, l’arrampicata serba un fattore ansiogeno in più rispetto agli altri
sport. La paura atavica del vuoto, di cadere.
Secondo me, tranne che per le nuove generazioni nate
nelle sale boulder piene di rassicuranti materassi, questo fattore ansiogeno
“intrinseco” incide di meno rispetto ad altri fattori più soggettivi come:
competitività (anche con se stessi) o paura di vincere (che si manifesta in
moltissimi scalatori con la classica “caduta sotto la
catena”).